Il caso Cintoli, Il Corriere della sera, 3/5/1970
Claudio Cintoli è un giovanottone alto e sottile, davvero alla moda, ma non capellone. E' marchigiano, anche se è nato a Imola, ha studiato, anche se è un 'self made man'. Cominciò come pittore, dipingeva con i pennelli cioè con una tecnica raffinata che si partiva da un divisionismo integrato alla pop art: ma non era la sua sola direzione. Il surrealismo lo alimentava dall'altra parte, un surrealismo prudente, senza automatismi, attento a far scattare la sorpresa dall'urto invece che dalla sovrapposizione delle immagini. Questo è il suo primo periodo, ed ancora Cintoli è uno dei pochi artisti che conserva il gusto di dipingere, si veda l'enorme assemblage di oggetti e pittura che decora la parete di fondo del Piper di Roma. In questi ultimi due anni Cintoli ha dato le sue prove migliori in mostre che si risolvono in oggetti, ma che prima di essere oggetti vogliono essere qualcosa come un'azione, un avvenimento, un modello di comportamento. 'Il mio lavoro non è uno spettacolo - spiega Cintoli - il mio lavoro è presa di coscienza visiva e tattile di quanto può scaturire da un'azione comune, come annodare, rimbalzare, colare, scrivere, camminare, ecc. Scegliere un'azione quotidiana e proporla visivamente come tradizionalmente si poteva fare con un oggetto traducibile in immagine: un bicchiere pieno di margherite, un cesto di mele, dei pesci rossi...'. Mostre, dove ad esempio si vedono